Grazie a papaina, lipasi, acido glucoronico, acido folico, sali minerali e vitamine A,B,C,E può essere considerato un toccasana per chi ha le difese immunitarie basse.
E' stata proposta come coadiuvante della terapia antiparkinsoniana, dopo il grande risalto dato dai mezzi di comunicazione circa gli effetti positivi che questo "rimedio naturale" avrebbe indotto in un paziente illustre, papa Giovanni Paolo II.
Viene utilizzata anche nel trattamento degli edemi sia post-traumatici che di origine infiammatoria: mediante meccanismo proteolitico sulla fibrina, faciliterebbe il drenaggio del focolaio infiammatorio e il riassorbimento del travaso emorragico. Una supposta azione genericamente definita di tipo tonificante-ricostituente è oggetto attualmente di indagine ed è alla base delle sperimentazioni della papaina, insieme ad altri enzimi proteolitici, come coadiuvante nel trattamento di malattie degenerative del sistema nervoso centrale, effettuate dall’Istituto Luc-Montagnier di Parigi. E’ stata segnalata un’interazione della papaina con Warfarina, con aumento dell’ INR (International Normalized Ratio) il cui meccanismo d’azione non è chiaro. Si consiglia comunque cautela nell’utilizzo di papaina in pazienti in terapia anticoagulante (Lancet 2000;355:134-138).
Il giornale Le Monde ha rivelato che nel giugno del 2003 lo scienziato francese Luc - Montagnier ha consigliato al papa un trattamento alternativo per la sintomatologia parkinsoniana, ovvero un estratto di papaya asiatica fermentata. Ulteriori ricerche sarebbero però necessarie per confermare l'utilità.
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